Partire da solo per una vacanza studio può mettere un po’ d’ansia. Non tanto per il volo, la valigia o la lingua, quanto per quella domanda che continua a tornare: “E se tutti facessero amicizia tranne me?”. La paura di non trovare il proprio gruppo è normale, ma molto spesso nasce prima ancora di aver conosciuto le persone che partiranno con te.
Giocamondo Study organizza vacanze studio all’estero durante le quali ragazzi provenienti da città, scuole e contesti diversi condividono lezioni, escursioni, attività e vita quotidiana. Continua a leggere: vedremo perché partire senza conoscere nessuno può trasformarsi in un’occasione per fare nuove amicizie.

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Partire da solo non significa restare solo
La prima cosa da chiarire è questa: non stai partendo completamente solo. Stai partendo senza un amico che conosci già, ma entrerai in un gruppo formato da ragazzi che, molto probabilmente, stanno vivendo emozioni simili alle tue. Qualcuno sarà più espansivo, qualcuno parlerà moltissimo per nascondere l’imbarazzo e qualcun altro controllerà il telefono fingendo di essere occupatissimo.
Quando nessuno ha ancora un gruppo stabile, anche una domanda semplice può diventare l’inizio di un’amicizia. “Da dove parti?”, “Con chi sei in camera?”, “Hai già fatto una vacanza studio?” non sono domande banali. Sono piccoli ponti. Durante un viaggio studio, inoltre, non devi inventarti continuamente occasioni per stare insieme: lezioni, pasti, escursioni e attività creano naturalmente momenti di incontro.
Partire con il proprio gruppo di amici può essere rassicurante, ma può anche spingere a rimanere sempre nella stessa piccola bolla. Partire da solo, invece, ti invita a guardarti intorno e a dare una possibilità a persone che nella tua vita quotidiana forse non avresti mai incontrato.
Fare nuove amicizie in viaggio: cosa dice la ricerca
La paura di parlare con persone sconosciute non riguarda soltanto chi è timido. In un’indagine preliminare collegata a uno studio di Nicholas Epley e Juliana Schroeder, il 76% delle persone pensava che avrebbe evitato di parlare con uno sconosciuto su un treno e il 68% avrebbe fatto lo stesso su un aereo.
I ricercatori hanno poi condotto esperimenti reali su treni e autobus, chiedendo ad alcune persone di parlare con uno sconosciuto e ad altre di restare per conto proprio. Chi aveva iniziato una conversazione riportava un’esperienza più positiva di chi era rimasto in solitudine, nonostante prima dell’esperimento le persone prevedessero esattamente il contrario. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Experimental Psychology: General ed è consultabile su PubMed.
Un’altra ricerca di Gillian Sandstrom ed Elizabeth Dunn ha osservato il valore dei cosiddetti “legami deboli”, cioè le interazioni con compagni, conoscenti e persone che non fanno ancora parte della nostra cerchia più stretta. Gli studenti coinvolti riferivano maggiore felicità e un più forte senso di appartenenza nei giorni in cui interagivano con più compagni del solito.
Non significa che ogni conversazione diventerà un’amicizia per la vita, ma mostra che anche le interazioni più semplici possono farci sentire più connessi. Lo studio è stato pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin ed è disponibile su PubMed.
Quando parti da solo, probabilmente piaci più di quanto pensi
Hai presente quella vocina che compare dopo aver parlato con qualcuno? “Forse ho detto una cosa stupida”, “Magari si è annoiato”, “Probabilmente non gli sono simpatico”. La psicologia ha dato un nome a questo fenomeno: liking gap, il divario tra quanto pensiamo di piacere agli altri e quanto piacciamo realmente.
In cinque studi pubblicati su Psychological Science, i partecipanti hanno sistematicamente sottovalutato quanto i loro interlocutori li apprezzassero e avessero gradito la conversazione. Il fenomeno è emerso in conversazioni di durata compresa tra 2 e 45 minuti ed è stato osservato anche mentre alcuni studenti imparavano a conoscere i propri compagni di dormitorio nel corso dei mesi.
In pratica, mentre tu stai analizzando ogni parola che hai pronunciato, l’altra persona potrebbe semplicemente pensare che sei stato simpatico. Il liking gap risultava inoltre più marcato tra le persone maggiormente timide. Essere insicuri, quindi, non significa essere stati giudicati male: spesso significa soltanto giudicarsi con maggiore severità. Lo studio completo è stato realizzato da ricercatori delle università di Cornell, Harvard, Essex e Yale.
Non aspettare di sentirti sicuro al 100% prima di parlare con qualcuno, perché quella sicurezza potrebbe arrivare proprio dopo aver iniziato la conversazione.
Come fare nuove amicizie durante un viaggio studio
Essere proattivi non significa diventare improvvisamente la persona più estroversa del gruppo, raccontare battute davanti a cinquanta persone o parlare senza fermarsi. Essere proattivi significa compiere una piccola azione prima che sia sempre l’altro a farla.
Una ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology ha analizzato centinaia di conversazioni, rilevando che le persone che facevano più domande, soprattutto domande di approfondimento, venivano apprezzate maggiormente dai propri interlocutori. Le domande successive mostrano infatti che hai ascoltato e che sei davvero interessato alla risposta. Puoi consultare la ricerca sul sito della Harvard Business School.
Per iniziare non serve una frase perfetta. Serve una frase vera. Puoi provare queste cinque mosse:
- Siediti vicino a qualcuno che non conosci. La vicinanza rende molto più naturale scambiarsi una domanda o un commento.
- Fai una domanda collegata al momento. Puoi chiedere quale escursione aspetta di più, come si è trovato durante la lezione o da quale città proviene.
- Riprendi una parte della risposta. Se qualcuno dice che ama il calcio, non cambiare subito argomento: chiedigli quale squadra segue o se gioca.
- Accetta gli inviti, anche quando sei indeciso. Una partita, una passeggiata o una serata insieme possono diventare il momento in cui il gruppo inizia davvero a conoscersi.
- Coinvolgi chi sembra più in difficoltà. Potrebbe avere la tua stessa paura e aspettare soltanto che qualcuno gli faccia spazio.
Potresti non trovare immediatamente “il tuo migliore amico”. Va bene così. Le amicizie non nascono tutte con una scena da film: spesso cominciano condividendo un posto sull’autobus, una battuta durante una lezione o la ricerca disperata di una presa per caricare il telefono.
Per scoprire anche gli altri benefici di questa esperienza, leggi perché partire per una vacanza studio.
Domande frequenti sulla paura di partire da solo
È normale avere paura di non fare amicizia?
Sì, è una paura molto comune quando si entra in un ambiente nuovo. Non è la prova che avrai difficoltà, ma il modo in cui la mente prova ad anticipare una situazione che ancora non conosce.
Cosa posso fare se il primo giorno mi sento fuori posto?
Concediti tempo e concentrati su un’interazione alla volta. Presentati a un compagno, partecipa alle attività e prova a non trascorrere ogni pausa al telefono. Il primo giorno non deve essere perfetto: deve soltanto essere il primo.
Devo essere estroverso per fare nuove amicizie?
No, ascoltare bene e mostrare interesse può essere più importante che parlare molto. Anche una persona riservata può costruire legami profondi facendo domande, partecipando alle attività e aprendosi gradualmente.
Partire da solo significa lasciare a casa le proprie abitudini, non la propria capacità di creare legami. La paura potrebbe salire sull’aereo con te, ma non è detto che arrivi fino alla fine del viaggio. Tra una lezione, un’escursione e una serata passata a ridere, potresti renderti conto che le persone che temevi di non conoscere sono diventate proprio quelle con cui non vuoi smettere di parlare.


